Se qualcuno è ancora interessato a seguire i miei sproloqui, lo può fare direttamente su richiardone.it.
In questa giornata di movimenti sociali, mi ha piacevolmente colpito una parte dell'intervento del segretario dei DS Piero Fassino, in merito al family day.
Molti cattolici dicono però che i laici vogliono impedire alla Chiesa di manifestare le proprie opinioni.
"Naturalmente non è in discussione il diritto né della Chiesa di manifestare le proprie opinioni, né di una fede o di un punto di vista filosofico di affermare le proprie ragioni. Una società libera e democratica è plurale negli approcci etici, culturali e religiosi e ciascuno deve avere il diritto di manifestare le proprie opinioni e di organizzarsi per manifestarle. Non ho mai condiviso quelli che denunciano una ingerenza quando la Chiesa parla, perché la Chiesa come qualsiasi altro soggetto della nostra società ha diritto di avere opinioni, di manifestarle e anche di organizzarsi per farle conoscere. Il punto è non confondere in nessun momento le ragioni di una fede o di un pensiero filosofico o di un approccio etico che va ascoltato e anche compreso, dalla funzione fondamentale dello Stato. Che è quella di garantire che tutti i cittadini siano uguali di fronte alla legge, che le leggi siano imparziali, che i diritti per ogni cittadino siano uguali, e che ciascuno venga tutelato e riconosciuto nelle sue scelte di vita e nei suoi orientamenti compresi quelli sessuali. Se si adotta questo approccio allora è possibile lavorare perché quelle due piazze possano reciprocamente riconoscersi e la politica ha questo dovere: non quello di schierarsi per una piazza contro l'altra ma quello di raccogliere in positivo le domande, le sollecitazioni, le ansie e le aspettative che quelle due piazze manifestano".
[Liberamente tratto da La Repubblica
In grassetto ho evidenziato quello che a mio parere dovrebbe essere il limite tra espressione di pensiero e governo.
C'è poi un altro bellissimo articolo, scritto da Vittorio Zucconi, sempre su La Repubblica. Alle volte Zucconi assume delle posizioni anche molto discutibili, in questo caso penso che abbia molta ragione.
Molti cattolici dicono però che i laici vogliono impedire alla Chiesa di manifestare le proprie opinioni.
"Naturalmente non è in discussione il diritto né della Chiesa di manifestare le proprie opinioni, né di una fede o di un punto di vista filosofico di affermare le proprie ragioni. Una società libera e democratica è plurale negli approcci etici, culturali e religiosi e ciascuno deve avere il diritto di manifestare le proprie opinioni e di organizzarsi per manifestarle. Non ho mai condiviso quelli che denunciano una ingerenza quando la Chiesa parla, perché la Chiesa come qualsiasi altro soggetto della nostra società ha diritto di avere opinioni, di manifestarle e anche di organizzarsi per farle conoscere. Il punto è non confondere in nessun momento le ragioni di una fede o di un pensiero filosofico o di un approccio etico che va ascoltato e anche compreso, dalla funzione fondamentale dello Stato. Che è quella di garantire che tutti i cittadini siano uguali di fronte alla legge, che le leggi siano imparziali, che i diritti per ogni cittadino siano uguali, e che ciascuno venga tutelato e riconosciuto nelle sue scelte di vita e nei suoi orientamenti compresi quelli sessuali. Se si adotta questo approccio allora è possibile lavorare perché quelle due piazze possano reciprocamente riconoscersi e la politica ha questo dovere: non quello di schierarsi per una piazza contro l'altra ma quello di raccogliere in positivo le domande, le sollecitazioni, le ansie e le aspettative che quelle due piazze manifestano".
[Liberamente tratto da La Repubblica
In grassetto ho evidenziato quello che a mio parere dovrebbe essere il limite tra espressione di pensiero e governo.
C'è poi un altro bellissimo articolo, scritto da Vittorio Zucconi, sempre su La Repubblica. Alle volte Zucconi assume delle posizioni anche molto discutibili, in questo caso penso che abbia molta ragione.
- Localizzazione:casa - studio
- Modo:
in attesa
Da La Repubblica (ma penso che qualsiasi altri giornale vada bene!):
Il limbo, luogo nel quale secondo la tradizione cristiana i bimbi non battezzati vivono per l'eternità senza comunione con Dio, riflette una "visione eccessivamente restrittiva della salvezza". ...
Il documento che dichiara ufficialmente la non esistenza del limbo è in discussione presso la Commissione teologica internazionale dal 2004 ...
Per fortuna che non credo in quello che sostengono e propugnano i preti, altrimenti mi torverei a credere in un dio ingiusto, che punisce delle piccole creature appena venute al mondo con la dannazione eterna.
Poi c'è una cosa che non ho ben capito: ma perchè un dio dovrebbe ficcare il peccato originale in un feto al solo scopo di toglierglielo non appena nato e battezzato (e a questo anche appena morto)? Non era forse più semplice sostenere che i neonati, il peccato originale non ce l'hanno? Mah, misteri della fede!!!!! ;-)
Rimane comunque l'incredibile supponenza delle gerarchie ecclesiastiche che decidono cosa esiste e non esiste dopo la morte! Assurdo.
Il Papa: "Il limbo non esiste. Dio salva tutti gli esseri umani"
Il limbo, luogo nel quale secondo la tradizione cristiana i bimbi non battezzati vivono per l'eternità senza comunione con Dio, riflette una "visione eccessivamente restrittiva della salvezza". ...
Il documento che dichiara ufficialmente la non esistenza del limbo è in discussione presso la Commissione teologica internazionale dal 2004 ...
Per fortuna che non credo in quello che sostengono e propugnano i preti, altrimenti mi torverei a credere in un dio ingiusto, che punisce delle piccole creature appena venute al mondo con la dannazione eterna.
Poi c'è una cosa che non ho ben capito: ma perchè un dio dovrebbe ficcare il peccato originale in un feto al solo scopo di toglierglielo non appena nato e battezzato (e a questo anche appena morto)? Non era forse più semplice sostenere che i neonati, il peccato originale non ce l'hanno? Mah, misteri della fede!!!!! ;-)
Rimane comunque l'incredibile supponenza delle gerarchie ecclesiastiche che decidono cosa esiste e non esiste dopo la morte! Assurdo.
Da La Repubblica:
Le Monde: a gennaio i servizi di Parigi avvisarono gli americani del progetto dell'organizzazione di Osama Bin Laden.
Gli 007 francesi agli Usa nel 2001
"Al Qaeda vuole dirottare aerei"
PARIGI - Nel gennaio del 2001, otto mesi prima degli attentati a New York e Washington, i servizi segreti francesi avevano allertato quelli americani del progetto di Al Qaeda di dirottare aerei statunitensi. Lo rivela il quotidiano Le Monde pubblicando il fac-simile della prima pagina di una nota "confidenziale difesa" della Direzione generale per la sicurezza esterna (Dgse) di Parigi. Cinque pagine datate 5 gennaio 2001 e intitolate "Progetto di dirottamento aereo da parte dei radicali islamici". E Le Monde assicura che la nota fu trasmessa qualche giorno dopo al responsabile dell'ufficio della Cia a Parigi, Bill Murray. La Dgse non ha voluto commentare in alcun modo le rivelazioni del quotidiano.
Nel documento, riferisce l'agenzia France Presse che l'ha consultato integralmente, si afferma che "membri dell'organizzazione di Osama Bin Laden, in collaborazione con esponenti del movimento dei taliban e di gruppi armati ceceni preparano dall'inizio del 2000 il dirottamento di un aereo". E si parla di un volo americano tra la Germania e gli Stati Uniti, in partenza da Francoforte dove si era costituita una cellula di Al Qaeda. Il velivolo, sempre secondo la nota, sarebbe stato dirottato verso Kandahar, nel sud dell'Afghanistan.
L'informativa dei servizi francesi citava sette compagnie aeree nel mirino dei terroristi, tra le quali l'American Airlines e la United Airlines, effettivamente prese di mira l'11 settembre. Comunque gli 007 di Parigi non ipotizzavano che i militanti di Al Qaeda potessero lanciare gli aerei contro degli edifici.
(16 aprile 2007)
Le Monde: a gennaio i servizi di Parigi avvisarono gli americani del progetto dell'organizzazione di Osama Bin Laden.
Gli 007 francesi agli Usa nel 2001
"Al Qaeda vuole dirottare aerei"
PARIGI - Nel gennaio del 2001, otto mesi prima degli attentati a New York e Washington, i servizi segreti francesi avevano allertato quelli americani del progetto di Al Qaeda di dirottare aerei statunitensi. Lo rivela il quotidiano Le Monde pubblicando il fac-simile della prima pagina di una nota "confidenziale difesa" della Direzione generale per la sicurezza esterna (Dgse) di Parigi. Cinque pagine datate 5 gennaio 2001 e intitolate "Progetto di dirottamento aereo da parte dei radicali islamici". E Le Monde assicura che la nota fu trasmessa qualche giorno dopo al responsabile dell'ufficio della Cia a Parigi, Bill Murray. La Dgse non ha voluto commentare in alcun modo le rivelazioni del quotidiano.
Nel documento, riferisce l'agenzia France Presse che l'ha consultato integralmente, si afferma che "membri dell'organizzazione di Osama Bin Laden, in collaborazione con esponenti del movimento dei taliban e di gruppi armati ceceni preparano dall'inizio del 2000 il dirottamento di un aereo". E si parla di un volo americano tra la Germania e gli Stati Uniti, in partenza da Francoforte dove si era costituita una cellula di Al Qaeda. Il velivolo, sempre secondo la nota, sarebbe stato dirottato verso Kandahar, nel sud dell'Afghanistan.
L'informativa dei servizi francesi citava sette compagnie aeree nel mirino dei terroristi, tra le quali l'American Airlines e la United Airlines, effettivamente prese di mira l'11 settembre. Comunque gli 007 di Parigi non ipotizzavano che i militanti di Al Qaeda potessero lanciare gli aerei contro degli edifici.
(16 aprile 2007)
Ebben si, sono tornato in Giappone a trovare la sorellina. E stavolta mi sono "trascinato" dietro anche Sonia: ogni tanto si deve pur fare qualche buona azione (mi sta dando sberle per quello che sto scrivendo!!!).
Comunque, siamo in Giappone, ad Osaka da ieri. Oggi siamo andati in un onsen (piscina termale di acqua calda), vicino a Kyoto. Per raggiungerla abbiamo fatto un breve percorso nel bosco visitando anche dei templi lungo il sentiero. Bellissima esperienza di relax: questi giapponesi sanno proprio prendersi i loro tempi.
Sembra che questa sera andiamo a dare le botte a Raoul (da Ken Shiro).
Vi aggiornerò nei prossimi giorni.
Comunque, siamo in Giappone, ad Osaka da ieri. Oggi siamo andati in un onsen (piscina termale di acqua calda), vicino a Kyoto. Per raggiungerla abbiamo fatto un breve percorso nel bosco visitando anche dei templi lungo il sentiero. Bellissima esperienza di relax: questi giapponesi sanno proprio prendersi i loro tempi.
Sembra che questa sera andiamo a dare le botte a Raoul (da Ken Shiro).
Vi aggiornerò nei prossimi giorni.
- Localizzazione:Osaka (Japan)
Navigando in rete cercando alcuni elementi sull'impiego di sostanze chimiche o organismi biologici ausiliari per la produzione di neve artificiali, mi sono imbattutto in questa pagina, che riporta un'analisi dell'evoluzione meteorologica in quel della Val di Fiemme. Mi riservo di approfondire l'esatta
STRAVAGANZE DEL TEMPO METEOROLOGICO A ZIANO DI FIEMME IN VALLE E DINTORNI
(RICERCA EFFETTUATA DA ALDO ZORZI DI ZIANO DI FIEMME)
ANNO EVENTO
339 o 340 Enorme frana da Valboneta, precipitata a valle creando il MOSNè, seppellendo case romane presso l'attuale CASA BIANCA e sbarrando temporaneamente l'Avisio, formando un lago fino alla zona dell'attuale Predazzo
1222 Terremoto in Fiemme
1348 Terremoto in Fiemme. Gravi danni per l'invazione delle cavallette. (Inoltre c'è la peste)
1430 Brentana (alluvione)
1493 e 1499 Brentane
1564 e 1567 Brentane
1570 Anno della fame
1600 Siccità nove mesi senza pioggia
1649 Brentana 22-23 ottobre
1684 5O giorni di freddo eccezionale more le viti a Egna e Ora
1686 e 1687 Brentane
1689 e 1690 Inverno con tantissima neve
1692 e 1693 Brentane
1701 Carestia con prolungata siccità
1709 Freddo intenso. (I faggi alla Pausa e Olmi si spaccano in piedi in senso longitudinale).
1719 Gravi brentane.
1724 Non piove per 135 giorni!
1728 Brentane
1740 Enorme siccità, manca il fieno.
1747 Brentana, 1 e 2 settembre (Ziano ha 708 abitanti)
1748 Brentana (asportate dall'Avisio tre fabbriche di polvere da sparo e da mine).
1757 Brentana
1759 e 1760 Inverno senza neve. Maggio e giugno freddissimi. Carestia.
1776 Gravi brentane.
1778 Grave carestia in Fiemme.
1785 Brentana in luglio, la campagna è rovinata da 1 ora di tempesta.
1789 Neve: il 29 giugno 30 cm in paese, 60 cm in malga; moria di bestie, raccolti rovinati.
1797 Brentana, l'Avisio tocca la Casa Bianca.
1808 La siccità e Napoleone provocano tanta fame in Fiemme.
1816 Anno della fame. La Comunità, data la siccità da aprile ad ottobre, compra in Italia viveri e granaglie per i vicini.
1820 Anno precoce e fertile. Ciliegie mature al 15 giugno.
1823 e 1825 Gravi brentane.
1829 Brentana distrugge tutta Imana.
1834 Siccità e carestia in Fiemme.
1839 Siccità in giugno, luglio e agosto, niente raccolti.
1848 Anno fertile, umido e caldo, raccolti eccezionali (tanta polenta).
1849 Siccità per tutta l'estate, fino ad ottobre.
1860 e 1861 Siccità, inverno senza neve ed acqua fino a luglio.
1868 Brentana in ottobre.
1871 e 1872 Inverno senza neve in assoluto; 4 febbraio ore 20 Aurora Boreale.
1881 Siccità eccezionale (levata la Madonnina a Cavalese) 15.000 persone presenti.
1882 La più grande brentana, l'Avisio fa il padrone in fondo valle, il rio di Sadole ai Forni va verso Predazzo.
1883 31 gennaio una valanga a Valboneta travolge 4 giovani di Zanon recatisi lassù con le slitte da fieno. Tutti morti.
1885 Brentana. A Ziano asporta 13 case, fra le quali il caseificio ed una fabbrica della polvere, tutti i ponti tranne a Moena.
1889 Altra grave brentana.
1900 e 1913 Si argina l'Avisio a Ziano.
1906 Brentana - asportate segherie e ponti.
1916 4 dicembre: valanga al Bragarol di Ceremana, 40 soldati sepolti, Beppi Sossola 19 anni viene estratto per ultimo.
1916 e 1917 Inverno più nevoso del secolo. I soldati erano su tutto il Lagorai. Nevicato 92 volte da ottobre ad aprile.
1918 e 1919 Inverno senza neve
1920 e 1921 Pochissima neve
1923 23 giugno: 30 cm di neve
1924 Aprile: grossa frana a Malgola (ancora visibile)
1926 Aprile: grande bufera. Il vento sradica in Fiemme 60.000 mc di legname
1929 A febbraio 28 gradi sotto zero
1938 15 febbraio ore 22: Aurora Boreale
1941-42-43 Pochissima neve e tanta siccità estiva.
1950 e 1951 Inverno nevosissimo !
1963 In gennaio-febbraio per 45 giorni da -15°C a -23°C
1966 3-4-5 novembre: alluvione (5000)
P.S.: Aldo Zorzi è uno storico di Ziano di Fiemme, per cui credo sia abbastanza attendibile.
STRAVAGANZE DEL TEMPO METEOROLOGICO A ZIANO DI FIEMME IN VALLE E DINTORNI
(RICERCA EFFETTUATA DA ALDO ZORZI DI ZIANO DI FIEMME)
ANNO EVENTO
339 o 340 Enorme frana da Valboneta, precipitata a valle creando il MOSNè, seppellendo case romane presso l'attuale CASA BIANCA e sbarrando temporaneamente l'Avisio, formando un lago fino alla zona dell'attuale Predazzo
1222 Terremoto in Fiemme
1348 Terremoto in Fiemme. Gravi danni per l'invazione delle cavallette. (Inoltre c'è la peste)
1430 Brentana (alluvione)
1493 e 1499 Brentane
1564 e 1567 Brentane
1570 Anno della fame
1600 Siccità nove mesi senza pioggia
1649 Brentana 22-23 ottobre
1684 5O giorni di freddo eccezionale more le viti a Egna e Ora
1686 e 1687 Brentane
1689 e 1690 Inverno con tantissima neve
1692 e 1693 Brentane
1701 Carestia con prolungata siccità
1709 Freddo intenso. (I faggi alla Pausa e Olmi si spaccano in piedi in senso longitudinale).
1719 Gravi brentane.
1724 Non piove per 135 giorni!
1728 Brentane
1740 Enorme siccità, manca il fieno.
1747 Brentana, 1 e 2 settembre (Ziano ha 708 abitanti)
1748 Brentana (asportate dall'Avisio tre fabbriche di polvere da sparo e da mine).
1757 Brentana
1759 e 1760 Inverno senza neve. Maggio e giugno freddissimi. Carestia.
1776 Gravi brentane.
1778 Grave carestia in Fiemme.
1785 Brentana in luglio, la campagna è rovinata da 1 ora di tempesta.
1789 Neve: il 29 giugno 30 cm in paese, 60 cm in malga; moria di bestie, raccolti rovinati.
1797 Brentana, l'Avisio tocca la Casa Bianca.
1808 La siccità e Napoleone provocano tanta fame in Fiemme.
1816 Anno della fame. La Comunità, data la siccità da aprile ad ottobre, compra in Italia viveri e granaglie per i vicini.
1820 Anno precoce e fertile. Ciliegie mature al 15 giugno.
1823 e 1825 Gravi brentane.
1829 Brentana distrugge tutta Imana.
1834 Siccità e carestia in Fiemme.
1839 Siccità in giugno, luglio e agosto, niente raccolti.
1848 Anno fertile, umido e caldo, raccolti eccezionali (tanta polenta).
1849 Siccità per tutta l'estate, fino ad ottobre.
1860 e 1861 Siccità, inverno senza neve ed acqua fino a luglio.
1868 Brentana in ottobre.
1871 e 1872 Inverno senza neve in assoluto; 4 febbraio ore 20 Aurora Boreale.
1881 Siccità eccezionale (levata la Madonnina a Cavalese) 15.000 persone presenti.
1882 La più grande brentana, l'Avisio fa il padrone in fondo valle, il rio di Sadole ai Forni va verso Predazzo.
1883 31 gennaio una valanga a Valboneta travolge 4 giovani di Zanon recatisi lassù con le slitte da fieno. Tutti morti.
1885 Brentana. A Ziano asporta 13 case, fra le quali il caseificio ed una fabbrica della polvere, tutti i ponti tranne a Moena.
1889 Altra grave brentana.
1900 e 1913 Si argina l'Avisio a Ziano.
1906 Brentana - asportate segherie e ponti.
1916 4 dicembre: valanga al Bragarol di Ceremana, 40 soldati sepolti, Beppi Sossola 19 anni viene estratto per ultimo.
1916 e 1917 Inverno più nevoso del secolo. I soldati erano su tutto il Lagorai. Nevicato 92 volte da ottobre ad aprile.
1918 e 1919 Inverno senza neve
1920 e 1921 Pochissima neve
1923 23 giugno: 30 cm di neve
1924 Aprile: grossa frana a Malgola (ancora visibile)
1926 Aprile: grande bufera. Il vento sradica in Fiemme 60.000 mc di legname
1929 A febbraio 28 gradi sotto zero
1938 15 febbraio ore 22: Aurora Boreale
1941-42-43 Pochissima neve e tanta siccità estiva.
1950 e 1951 Inverno nevosissimo !
1963 In gennaio-febbraio per 45 giorni da -15°C a -23°C
1966 3-4-5 novembre: alluvione (5000)
P.S.: Aldo Zorzi è uno storico di Ziano di Fiemme, per cui credo sia abbastanza attendibile.
E' da un bel pò che non scrivo, ma da quando ho eliminato la televisione a casa, sto facendo tantissime cose, dedicando meno tempo anche al PC.
Intanto mi porto avanti, riprendendo quanto apparso oggi su Punto Informatico:
Gli operatori delle ambulanze hanno segnalato che molto sovente, in occasione di incidenti stradali, i feriti hanno con loro un telefono portatile. Tuttavia, in occasione di interventi, non si sa chi contattare tra la lista interminabile dei numeri della rubrica.
Gli operatori delle ambulanze hanno lanciato l'idea che ciascuno metta, nella lista dei suoi contatti, la persona da contattare in caso d'urgenza sotto uno pseudonimo predefinito.
Lo pseudonimo internazionale conosciuto è ICE (=In Case of Emergency). È sotto questo nome che bisognerebbe segnare il numero della persona da contattare utilizzabile dagli operatori delle ambulanze, dalla polizia, dai pompieri o dai primi soccorritori.
In caso vi fossero più persone da contattare si può utilizzare ICE1, ICE2, ICE3, etc.
Facile da fare, non costa niente e può essere molto utile.
Se pensate che sia una buona idea, fate circolare il messaggio di modo che questo comportamento rientri nei comportamenti abituali
Intanto mi porto avanti, riprendendo quanto apparso oggi su Punto Informatico:
Gli operatori delle ambulanze hanno segnalato che molto sovente, in occasione di incidenti stradali, i feriti hanno con loro un telefono portatile. Tuttavia, in occasione di interventi, non si sa chi contattare tra la lista interminabile dei numeri della rubrica.
Gli operatori delle ambulanze hanno lanciato l'idea che ciascuno metta, nella lista dei suoi contatti, la persona da contattare in caso d'urgenza sotto uno pseudonimo predefinito.
Lo pseudonimo internazionale conosciuto è ICE (=In Case of Emergency). È sotto questo nome che bisognerebbe segnare il numero della persona da contattare utilizzabile dagli operatori delle ambulanze, dalla polizia, dai pompieri o dai primi soccorritori.
In caso vi fossero più persone da contattare si può utilizzare ICE1, ICE2, ICE3, etc.
Facile da fare, non costa niente e può essere molto utile.
Se pensate che sia una buona idea, fate circolare il messaggio di modo che questo comportamento rientri nei comportamenti abituali
In questi giorni si parla molto della legge che dovrebbe riconoscere dei diritti alle coppie di fatto, sia etero che omosessuali. Le posizioni principali possono essere ricondotte a due schieramenti principali: i progressisti, normalmente distaccati da precise posizioni religiose, a favore della legge, da un parte, e, dall'altra, i conservatori, spesso di chiara impostazione cattolica, che promuovono l'opposizione a tale legge. Ho molto semplificato, ma in linea di massima questa è, a mio avviso, la situazione. Sono cosciente che tale classificazione può essere molto generalistica, ma l'ho fatta solo per semplicità di inquadramento della situazione.
Logicamente su un tema così scottante si è levata anche la voce della chiesa cattolica, che, abbastanza logicamente considerando l'impostazione di pensiero, si è schierata per il no. Diciamo che se non vedo di buon occhio l'interferenza della gerarchia ecclesiastica nella vita politica e sociale di un paese, in questo caso la posso ancora tollerare, purchè rimanga su livelli di interazioni a lei competenti. Cioè, mi va bene che sul tema famiglia i cattolici facciano sapere qual'è la loro posizione, mentre in vece in altre questioni di valenza strettamente dello Stato è meglio che se ne stiano zitti.
L'aspetto però su cui vorrei soffermarmi, non è tanto il fatto di essere favorevoli o contrari alla norma proposta. I contenuti precisi dell'articolato non li conosco e al momento non ho tempo per approfondire, ma quello che volevo evidenziare è la possibilità di rafforzare le libertà personali di ogni cittadino. L'approvazione di una norma che permetta ad ogni cittadino di effettuare una libera scelta, che sia la legge sull'eutanasia piuttosto che quella sulla convivenza, è un segno di rispetto della persona e delle sue idee, nonchè di piena applicazione di quel diritto all'autodeterminazione che dovrebbe essere alla base della vita di ogni libero cittadino. Infatti se esiste una norma che mi permette di effettuare una specifica scelta, poi sta a me e alla mia coscienza, noncè al mio modo di vedere e pensare, beneficiare di quella norma oppure attenermi a regole di morale diverse che mi portano a effettuare una scelta diversa. Non vedo perchè uno Stato debba imporre ai suoi cittadini una visione a senso unico, basata spesso su una indicazione di tipo religioso. Questo vorrebbe dire che se domattina il papa si alza e decide che dobbiamo fare tutti voto di castità, allora lo Stato italiano deve adeguarsi e rendere illegale avere rapporti sessuali! I politici devono pensare prima di tutto a perseguire l'interesse sociale, quindi piuttosto che discutere sul fatto se sia religiosamente corretto approvare una legge sui diritti dei conviventi o sull'eutanasia, dovrebbero approfondire i contenuti della legge stessa, per capire se le scelte operate potrebbero portare danni a qualcuno e come può essere gestita una norma, perchè, purtroppo, sono tantissime le norme disattese per impossibilità di applicazione.
Logicamente su un tema così scottante si è levata anche la voce della chiesa cattolica, che, abbastanza logicamente considerando l'impostazione di pensiero, si è schierata per il no. Diciamo che se non vedo di buon occhio l'interferenza della gerarchia ecclesiastica nella vita politica e sociale di un paese, in questo caso la posso ancora tollerare, purchè rimanga su livelli di interazioni a lei competenti. Cioè, mi va bene che sul tema famiglia i cattolici facciano sapere qual'è la loro posizione, mentre in vece in altre questioni di valenza strettamente dello Stato è meglio che se ne stiano zitti.
L'aspetto però su cui vorrei soffermarmi, non è tanto il fatto di essere favorevoli o contrari alla norma proposta. I contenuti precisi dell'articolato non li conosco e al momento non ho tempo per approfondire, ma quello che volevo evidenziare è la possibilità di rafforzare le libertà personali di ogni cittadino. L'approvazione di una norma che permetta ad ogni cittadino di effettuare una libera scelta, che sia la legge sull'eutanasia piuttosto che quella sulla convivenza, è un segno di rispetto della persona e delle sue idee, nonchè di piena applicazione di quel diritto all'autodeterminazione che dovrebbe essere alla base della vita di ogni libero cittadino. Infatti se esiste una norma che mi permette di effettuare una specifica scelta, poi sta a me e alla mia coscienza, noncè al mio modo di vedere e pensare, beneficiare di quella norma oppure attenermi a regole di morale diverse che mi portano a effettuare una scelta diversa. Non vedo perchè uno Stato debba imporre ai suoi cittadini una visione a senso unico, basata spesso su una indicazione di tipo religioso. Questo vorrebbe dire che se domattina il papa si alza e decide che dobbiamo fare tutti voto di castità, allora lo Stato italiano deve adeguarsi e rendere illegale avere rapporti sessuali! I politici devono pensare prima di tutto a perseguire l'interesse sociale, quindi piuttosto che discutere sul fatto se sia religiosamente corretto approvare una legge sui diritti dei conviventi o sull'eutanasia, dovrebbero approfondire i contenuti della legge stessa, per capire se le scelte operate potrebbero portare danni a qualcuno e come può essere gestita una norma, perchè, purtroppo, sono tantissime le norme disattese per impossibilità di applicazione.
- Localizzazione:studio di casa
- Modo:
carico - Musica:[Radio Capital - Area protetta]
Mi è arrivata oggi, da un collega Ufficiale, copia di questa lettera.
San Defendente di Cervasca (CN) , 26 ottobre 2006
A
Onorevole Giorgio NAPOLITANO
Presidente della Repubblica Italiana
Palazzo del Quirinale
00100-ROMA
E, per conoscenza:
Onorevole Franco MARINI
Presidente del Senato della Repubblica
Palazzo Madama
00100-ROMA
Onorevole Fausto BERTINOTTI
Presidente della Camera dei Deputati
Palazzo di Montecitorio
00100-ROMA
Mi permetto inviarLe questa mia nella smisurata presunzione che possa, prima o poi, raggiungere la Sua scrivania. Ciò nella migliorata sensibilità delle Istituzioni ed in coloro che le tutelano. Le dirò che quando, giovane trentatreenne, ebbi l'avventura di scrivere a ben due Capi dello Stato (le motivazioni erano molto serie, mi creda) ebbi una delle più grandi delusioni della mia vita che, oggi sessantunenne, non riesco a dimenticare: le risposte-non risposte, inviatemi da incolori segretari della Presidenza della Repubblica, non giovarono alla considerazione degli uomini che allora erano considerati garanti dei cittadini che a Loro si affidavano con fiducia.
Quando, qualche giorno fa, mi dissero che un'aula del senato della Repubblica era stata intitolata a Carlo Giuliani (La prego, Signor Presidente, non mi cestini già a questo punto. Devo ancora chiederLe un po' del Suo tempo) credevo che si trattasse di uno scherzo provocatorio e, certo, di cattivo gusto. Il senato della Repubblica sentiva il bisogno di dedicare un'aula a Carlo Giuliani: quale avrebbe potuto essere una motivazione condivisibile? Avevo tanto pensato, già tempo fa (da buon genovese), a che cosa scrivere, a quali domande fare al Sindaco Pericu quando si paventava la possibilità di intitolare Piazza Alimonia a Genova al ragazzo morto durante le manifestazioni durante le quali, a sua maniera, cercava di esprimere il suo tipo di libertà contro chi, per una perversa mentalità, si dedicava alla difesa dei cittadini.
Lasciai perdere: sapevo che sarebbe stato tempo sprecato (tra l'altro quanto accaduto in senato ritengo sarà un buon viatico per il sopra citato sindaco che potrà tornare alla carica e, finalmente, riuscire a coronare il desiderio dei genitori del ragazzo e di una sparuta minoranza della cittadinanza, ma tant'è …).
Ho voluto controllare immediatamente l'inattendibilità della notizia interpellando nostra madre internet: questo ciò che immediatamente acquisisco:
1. in occasione della nomina della Signora Heidi Giuliani a senatrice: "è cosi che vogliamo ricordare Carlo Giuliani: non solo come un ragazzo che non c'è più, ma come testimone della voglia di cambiamento e della spinta a incrinare un intero sistema di potere che animano le nuove generazioni" conclude Russo Spena che annuncia la decisione del gruppo di intitolare a Carlo Giuliani la sede dell'Ufficio di presidenza del gruppo. Signor Presidente, riesce ad aiutarmi Lei? Mi autorizzerebbe a dire ai miei figli che, qualora "animati dalla voglia di cambiamento e dalla spinta a incrinare un intero sistema di potere" possono sempre indossare un passamontagna, brandire un estintore e minacciare di morte un esponente delle forze dell'ordine, dicendo loro che, dovessero subire la reazione dell'aggredito e soccombere, potranno sempre contare sull'intitolazione dei un'aula presso il Senato della Repubblica e di un permanente "santuario" nel luogo del vigliacco eccidio? Non solo, potrò loro dire che il loro papà potrà diventare senatore della Repubblica invece che rimanere uno squallidissimo ufficiale degli alpini in pensione che ha cercato di insegnare loro quale ricchezza nascondono l'onestà, la correttezza, il rispetto degli altri e tutte queste storie di altri tempi e, quindi, da dimenticare? Naturalmente nella Sua risposta, Signor Presidente, dovrà tenere conto di alcune peculiarità mie e dei miei figli che potrebbero vanificare le mie fantasie: per quanto mi riguarda, sono stato, per tutta la vita, quel che veniva una volta (dizione tornata in auge quando ci si riempie la bocca di tante belle parole) definito "servitore dello Stato" essendo un "improduttivo!" (e di peggio) ufficiale degli Alpini e non già un rispettabilissimo sindacalista in difesa degli interessi …; e per quanto riguarda i miei figli, hanno avuto la "sfortuna" di avere dei genitori, una casa ove ricoverarsi in luogo dei sottopassi stradali e, "cosa quanto mai infamante", non si sono mai trovati nelle condizioni di doversi drogare. Ciò dico per amore di verità e non veda in questo, Signor presidente, alcuna provocazione: questa è la cruda realtà della vicenda di cui tratto abusando della Sua pazienza;
2. e ancora "Apprezziamo profondamente, affermano in una nota il presidente del Prc-Sinistra europea al Senato Giovanni Russo Spena e i vicepresidenti Rina Gagliardi e Tommaso Sodano – la limpida posizione del presidente della repubblica a proposito del nostro diritto a intitolare a Carlo Giuliani una sala del nostro gruppo parlamentare. Non avevamo del resto mai avuto dubbi sulla sensibilità e correttezza istituzionale del capo dello stato". Intendiamo ribadire – prosegue la nota dell'Ufficio di presidenza del gruppo del Prc – che non c'è alcuna contraddizione tra la dedica della sala a Carlo Giuliani e la convinta solidarietà con le famiglie degli esponenti delle Forze dell'ordine caduti nell'adempimento del loro dovere. Chi denuncia questa inesistente contraddizione lo fa solo per scopi palesemente strumentali e propagandistici". Cioè, Signor Presidente, pensa davvero anche Lei che sarei animato da scopi palesemente strumentali e propagandistici? Io? Davvero? Allora corro a controllare se qualche aula, magari meno autorevole, un po' più nascosta, sia stata dedicata, per esempio, ai caduti di Nassyria. Non ne trovo traccia. Forse nessuno ha pensato a questa eventualità? Non posso pensarlo, in coscienza. La prego di credermi; spero, quindi, che la mia ricerca sia stata incompleta ed il risultato menzognero. Ma se così non fosse propongo ora, con la Sua limpida presa di posizione", l'intitolazione di un'aula, lontana da quella del Giuliani, a "quelli" di Nassyria, al Presidente della Camera e/o della Camera.
Ma ho due proposte alternative anche se entrambe meritevoli di altrettanta considerazione ma capisco anche che, se dovessimo dare spazio ai cittadini meritevoli, le aule del Parlamento, a questo punto, dovrebbero essere più numerose delle stanze di Buckingam Palace:
1. nel febbraio del 1972 in Alto Adige, durante una marcia in montagna, una slavina uccise 7 alpini della Brigata Alpina Orobica. In quell'anno, in nessuna forma,le Forze Armate ed i suoi esponenti potevano sperare in una qualche considerazione né in alcuna parvenza di giustizia, nel bene e nel male (chissà se l'On. Marini ricorderà: ho tanto piacere nel vederlo, talvolta, indossare, con fierezza, il Suo cappello da Artigliere da Montagna!). I 7Alpini deceduti erano studenti, lavoratori, onesti servitori dello Stato. Meriterebbero un riconoscimento almeno pari a quello tributato a Carlo Giuliani? Propongo ora di dedicare, con la Sua "limpida presa di posizione", un'aula del Parlamento "Ai sette Alpini deceduti nell'incidente di valanga di Malga Villalta (BZ) del 12 febbraio 1972, a perenne ricordo, con loro, di tutti i soldati morti in pace in attività di servizio per il proprio paese e per il mantenimento della pace ovunque nel mondo";
2. ho l'immagine di mio padre: lavoratore instancabile, padre e marito attento, scrupoloso, ligio nell'osservanza della legge tanto da essere, spesso, criticato per la sua incrollabile fermezza. Segretario Provinciale della Croce Rossa Italiana di Genova ai dedicò, anima e corpo nell'accoglienza e ricovero dei profughi ungheresi, vittime di quella pagina di storia che in questi giorni, nel cinquantesimo anniversario, viene,da molti, riletta criticamente. In lui vedo milioni di cittadini italiani, lavoratori nascosti; quelli che rendono l'Italia degna di essere chiamata paese civile. Ben più del povero Carlo Giuliani. Allora intitoliamo, con la Sua "limpida presa di posizione", un'aula del Parlamento "A Rinaldo Palestro, a perenne apprezzamento, nella Sua persona, per quei cittadini che hanno speso e splendono la vita nel rispetto del prossimo della leggi approvate da questo Parlamento". Sappia, in ultimo, Signor Presidente, che chi ha l'ardire di scriverLe non è né è mai stato, schierato politicamente. Ha sempre, piuttosto, cercato di apprezzare le buone cose fatte da un qualsivoglia governo e, parimenti, criticato ciò che riteneva essere mal fatto qualsivoglia fosse la parte politica alla guida del paese. Non mi giudichi, inoltre, né un mitomane, né un perditempo perché cadrebbe in un imperdonabile errore di valutazione. Per quanto riguarda il mio pensiero personale su Carlo Giuliani: lo giudico un povero ragazzo al quale non è stata data la possibilità di vivere come meritava e non per colpa di un altrettanto povero carabiniere di nome Placanica. Fossi il papà o la mamma di Carlo, solo Dio sa quali rimorsi mi porterei dentro! Troppo facile ricercare colpe in altri per salvarci l'anima. In chiusura, Signor Presidente, una domanda: che messaggio deve dare ed a chi la considerazione per quel ragazzo cha ha spinto, anche Lei stesso, a caldeggiare, in tempi rapidissimi (un tutt'uno senatrice la mamma e l'intitolazione) la dedica di un'aula ad un ragazzo con un siffatto curriculum? Potrebbe essere un esempio per una scolaresca in visita"istruttiva" al Senato della Repubblica Italiana? Temo di essere cestinato. La ringrazio se avrà la bontà, prima di farlo, di dedicarmi qualche minuto del Suo tempo.
Con ossequio.
Gianluigi Palestro
Generale di Brigata degli Alpini (ris.) da Analisi Difesa
San Defendente di Cervasca (CN) , 26 ottobre 2006
A
Onorevole Giorgio NAPOLITANO
Presidente della Repubblica Italiana
Palazzo del Quirinale
00100-ROMA
E, per conoscenza:
Onorevole Franco MARINI
Presidente del Senato della Repubblica
Palazzo Madama
00100-ROMA
Onorevole Fausto BERTINOTTI
Presidente della Camera dei Deputati
Palazzo di Montecitorio
00100-ROMA
Mi permetto inviarLe questa mia nella smisurata presunzione che possa, prima o poi, raggiungere la Sua scrivania. Ciò nella migliorata sensibilità delle Istituzioni ed in coloro che le tutelano. Le dirò che quando, giovane trentatreenne, ebbi l'avventura di scrivere a ben due Capi dello Stato (le motivazioni erano molto serie, mi creda) ebbi una delle più grandi delusioni della mia vita che, oggi sessantunenne, non riesco a dimenticare: le risposte-non risposte, inviatemi da incolori segretari della Presidenza della Repubblica, non giovarono alla considerazione degli uomini che allora erano considerati garanti dei cittadini che a Loro si affidavano con fiducia.
Quando, qualche giorno fa, mi dissero che un'aula del senato della Repubblica era stata intitolata a Carlo Giuliani (La prego, Signor Presidente, non mi cestini già a questo punto. Devo ancora chiederLe un po' del Suo tempo) credevo che si trattasse di uno scherzo provocatorio e, certo, di cattivo gusto. Il senato della Repubblica sentiva il bisogno di dedicare un'aula a Carlo Giuliani: quale avrebbe potuto essere una motivazione condivisibile? Avevo tanto pensato, già tempo fa (da buon genovese), a che cosa scrivere, a quali domande fare al Sindaco Pericu quando si paventava la possibilità di intitolare Piazza Alimonia a Genova al ragazzo morto durante le manifestazioni durante le quali, a sua maniera, cercava di esprimere il suo tipo di libertà contro chi, per una perversa mentalità, si dedicava alla difesa dei cittadini.
Lasciai perdere: sapevo che sarebbe stato tempo sprecato (tra l'altro quanto accaduto in senato ritengo sarà un buon viatico per il sopra citato sindaco che potrà tornare alla carica e, finalmente, riuscire a coronare il desiderio dei genitori del ragazzo e di una sparuta minoranza della cittadinanza, ma tant'è …).
Ho voluto controllare immediatamente l'inattendibilità della notizia interpellando nostra madre internet: questo ciò che immediatamente acquisisco:
1. in occasione della nomina della Signora Heidi Giuliani a senatrice: "è cosi che vogliamo ricordare Carlo Giuliani: non solo come un ragazzo che non c'è più, ma come testimone della voglia di cambiamento e della spinta a incrinare un intero sistema di potere che animano le nuove generazioni" conclude Russo Spena che annuncia la decisione del gruppo di intitolare a Carlo Giuliani la sede dell'Ufficio di presidenza del gruppo. Signor Presidente, riesce ad aiutarmi Lei? Mi autorizzerebbe a dire ai miei figli che, qualora "animati dalla voglia di cambiamento e dalla spinta a incrinare un intero sistema di potere" possono sempre indossare un passamontagna, brandire un estintore e minacciare di morte un esponente delle forze dell'ordine, dicendo loro che, dovessero subire la reazione dell'aggredito e soccombere, potranno sempre contare sull'intitolazione dei un'aula presso il Senato della Repubblica e di un permanente "santuario" nel luogo del vigliacco eccidio? Non solo, potrò loro dire che il loro papà potrà diventare senatore della Repubblica invece che rimanere uno squallidissimo ufficiale degli alpini in pensione che ha cercato di insegnare loro quale ricchezza nascondono l'onestà, la correttezza, il rispetto degli altri e tutte queste storie di altri tempi e, quindi, da dimenticare? Naturalmente nella Sua risposta, Signor Presidente, dovrà tenere conto di alcune peculiarità mie e dei miei figli che potrebbero vanificare le mie fantasie: per quanto mi riguarda, sono stato, per tutta la vita, quel che veniva una volta (dizione tornata in auge quando ci si riempie la bocca di tante belle parole) definito "servitore dello Stato" essendo un "improduttivo!" (e di peggio) ufficiale degli Alpini e non già un rispettabilissimo sindacalista in difesa degli interessi …; e per quanto riguarda i miei figli, hanno avuto la "sfortuna" di avere dei genitori, una casa ove ricoverarsi in luogo dei sottopassi stradali e, "cosa quanto mai infamante", non si sono mai trovati nelle condizioni di doversi drogare. Ciò dico per amore di verità e non veda in questo, Signor presidente, alcuna provocazione: questa è la cruda realtà della vicenda di cui tratto abusando della Sua pazienza;
2. e ancora "Apprezziamo profondamente, affermano in una nota il presidente del Prc-Sinistra europea al Senato Giovanni Russo Spena e i vicepresidenti Rina Gagliardi e Tommaso Sodano – la limpida posizione del presidente della repubblica a proposito del nostro diritto a intitolare a Carlo Giuliani una sala del nostro gruppo parlamentare. Non avevamo del resto mai avuto dubbi sulla sensibilità e correttezza istituzionale del capo dello stato". Intendiamo ribadire – prosegue la nota dell'Ufficio di presidenza del gruppo del Prc – che non c'è alcuna contraddizione tra la dedica della sala a Carlo Giuliani e la convinta solidarietà con le famiglie degli esponenti delle Forze dell'ordine caduti nell'adempimento del loro dovere. Chi denuncia questa inesistente contraddizione lo fa solo per scopi palesemente strumentali e propagandistici". Cioè, Signor Presidente, pensa davvero anche Lei che sarei animato da scopi palesemente strumentali e propagandistici? Io? Davvero? Allora corro a controllare se qualche aula, magari meno autorevole, un po' più nascosta, sia stata dedicata, per esempio, ai caduti di Nassyria. Non ne trovo traccia. Forse nessuno ha pensato a questa eventualità? Non posso pensarlo, in coscienza. La prego di credermi; spero, quindi, che la mia ricerca sia stata incompleta ed il risultato menzognero. Ma se così non fosse propongo ora, con la Sua limpida presa di posizione", l'intitolazione di un'aula, lontana da quella del Giuliani, a "quelli" di Nassyria, al Presidente della Camera e/o della Camera.
Ma ho due proposte alternative anche se entrambe meritevoli di altrettanta considerazione ma capisco anche che, se dovessimo dare spazio ai cittadini meritevoli, le aule del Parlamento, a questo punto, dovrebbero essere più numerose delle stanze di Buckingam Palace:
1. nel febbraio del 1972 in Alto Adige, durante una marcia in montagna, una slavina uccise 7 alpini della Brigata Alpina Orobica. In quell'anno, in nessuna forma,le Forze Armate ed i suoi esponenti potevano sperare in una qualche considerazione né in alcuna parvenza di giustizia, nel bene e nel male (chissà se l'On. Marini ricorderà: ho tanto piacere nel vederlo, talvolta, indossare, con fierezza, il Suo cappello da Artigliere da Montagna!). I 7Alpini deceduti erano studenti, lavoratori, onesti servitori dello Stato. Meriterebbero un riconoscimento almeno pari a quello tributato a Carlo Giuliani? Propongo ora di dedicare, con la Sua "limpida presa di posizione", un'aula del Parlamento "Ai sette Alpini deceduti nell'incidente di valanga di Malga Villalta (BZ) del 12 febbraio 1972, a perenne ricordo, con loro, di tutti i soldati morti in pace in attività di servizio per il proprio paese e per il mantenimento della pace ovunque nel mondo";
2. ho l'immagine di mio padre: lavoratore instancabile, padre e marito attento, scrupoloso, ligio nell'osservanza della legge tanto da essere, spesso, criticato per la sua incrollabile fermezza. Segretario Provinciale della Croce Rossa Italiana di Genova ai dedicò, anima e corpo nell'accoglienza e ricovero dei profughi ungheresi, vittime di quella pagina di storia che in questi giorni, nel cinquantesimo anniversario, viene,da molti, riletta criticamente. In lui vedo milioni di cittadini italiani, lavoratori nascosti; quelli che rendono l'Italia degna di essere chiamata paese civile. Ben più del povero Carlo Giuliani. Allora intitoliamo, con la Sua "limpida presa di posizione", un'aula del Parlamento "A Rinaldo Palestro, a perenne apprezzamento, nella Sua persona, per quei cittadini che hanno speso e splendono la vita nel rispetto del prossimo della leggi approvate da questo Parlamento". Sappia, in ultimo, Signor Presidente, che chi ha l'ardire di scriverLe non è né è mai stato, schierato politicamente. Ha sempre, piuttosto, cercato di apprezzare le buone cose fatte da un qualsivoglia governo e, parimenti, criticato ciò che riteneva essere mal fatto qualsivoglia fosse la parte politica alla guida del paese. Non mi giudichi, inoltre, né un mitomane, né un perditempo perché cadrebbe in un imperdonabile errore di valutazione. Per quanto riguarda il mio pensiero personale su Carlo Giuliani: lo giudico un povero ragazzo al quale non è stata data la possibilità di vivere come meritava e non per colpa di un altrettanto povero carabiniere di nome Placanica. Fossi il papà o la mamma di Carlo, solo Dio sa quali rimorsi mi porterei dentro! Troppo facile ricercare colpe in altri per salvarci l'anima. In chiusura, Signor Presidente, una domanda: che messaggio deve dare ed a chi la considerazione per quel ragazzo cha ha spinto, anche Lei stesso, a caldeggiare, in tempi rapidissimi (un tutt'uno senatrice la mamma e l'intitolazione) la dedica di un'aula ad un ragazzo con un siffatto curriculum? Potrebbe essere un esempio per una scolaresca in visita"istruttiva" al Senato della Repubblica Italiana? Temo di essere cestinato. La ringrazio se avrà la bontà, prima di farlo, di dedicarmi qualche minuto del Suo tempo.
Con ossequio.
Gianluigi Palestro
Generale di Brigata degli Alpini (ris.) da Analisi Difesa
- Localizzazione:studio di casa
Per comodità mia, di Sonia e Antonella, l'elenco dei partecipanti alle attività di venerdì.
Il mio elenco dei sicuri alla cena di venerdì:
- GMR
- Sonia
- Paolo
- Sabrina
- Max
- Fede PG
- Luca Belandi
- Albert metafisico
- Gilberto
- Letizia
- Annalisa
- Emiliana
- Angela
- Sonia
- Anto
- Mirna
- ragazzo di Mirna
- Ivan
- Nicola
- Paolo
- Alessandro
- Alberto MI
- Maurilio
- Andrea
- Vaia
- Patrizio
- Roberto
- Antonella
- Ermanno
- Luana
- Marina
- Paolo
- Sara
- Andrea
- Fiammetta
- +3
Sul percorso breve ho anche:
- Andrea
- Lucia
Per il dopocena (dolce) ho:
- Bart
- Sylvie
- Lucia
Il mio elenco dei sicuri alla cena di venerdì:
- GMR
- Sonia
- Paolo
- Sabrina
- Max
- Fede PG
- Luca Belandi
- Albert metafisico
- Gilberto
- Letizia
- Annalisa
- Emiliana
- Angela
- Sonia
- Anto
- Mirna
- ragazzo di Mirna
- Ivan
- Nicola
- Paolo
- Alessandro
- Alberto MI
- Maurilio
- Andrea
- Vaia
- Patrizio
- Roberto
- Antonella
- Ermanno
- Luana
- Marina
- Paolo
- Sara
- Andrea
- Fiammetta
- +3
Sul percorso breve ho anche:
- Andrea
- Lucia
Per il dopocena (dolce) ho:
- Bart
- Sylvie
- Lucia
Questa sera (o meglio ieri sera, visto che oramai sono già nel giorno dopo!) sono andato (non so come dire, visto che ero l'organizzatore) alla serata presso la sede UNUCI (Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d'Italia) di Trento dedicata alle opere di fortificazione permanente in Alto Adige. La serata è stata tenuta dal Ten. Col. Licio Mauro, uno degli autori del libro "Bunker", edito dalla Provincia Autonoma di Bolzano (vedi siti Bunker e PAB).
La serata è stata molto interessante. Si è passati dall'analisi storica della nascita del Vallo Alpino in epoca fascista sino al recupero e mantenimento delle difese fortificate nel secondo dopoguerra per difendere l'Italia da un possibile attacco delle forze del Patto di Varsavia durante la Guerra Fredda, sino ad arrivare alla dismissione a seguito della caduta del muro di Berlino e successivo recupero di alcune fortezze per scopi storici e culturali (la memoria).
Fin qui i fatti. Quello che mi ha fatto pensare, al termine di tutto questo, è l'assoluta inutilità di alcune convenzioni umane. Pensiamo ai confini. Elementi che definiscono il limite territoriale di uno Stato. Linee che vanno difese sino alla morte contro l'oppressore/invasore per il bene della nazione in cui si vive. Ebbene, tutto questo, le linee tracciate sulle carte, le opere costruite sul confine, il sudore speso in milioni di ore di pattugliamento da parte di giovani, tutto questo, viene fatto sparire all'improvviso. Viene ritenuto inutile.
Il dubbio che mi assale, la domanda che mi viene spontaneo pormi, non è tanto legata al passato, ma al presente e al futuro: Ma sarà vero che è inutile?, oppure non è che siamo noi che vogliamo convincerci che la Patria, il senso del dovere verso i nostri concittadini, il nostro essere italiani, la nostra Nazione, sono tutte balle da sacrificare sull'altare del bene superiore rappresentato dall'unità europea e dalla convivenza con gli altri popoli che abitano l'Europa? Se così fosse, provo una gran pena per quei 650.000 giovani (età media di circa 25 anni) che si sono sacrificati sui campi di battaglia della Prima guerra mondiale per cercare di mettere insieme una nazione che si potesse chiamare tale.
La serata è stata molto interessante. Si è passati dall'analisi storica della nascita del Vallo Alpino in epoca fascista sino al recupero e mantenimento delle difese fortificate nel secondo dopoguerra per difendere l'Italia da un possibile attacco delle forze del Patto di Varsavia durante la Guerra Fredda, sino ad arrivare alla dismissione a seguito della caduta del muro di Berlino e successivo recupero di alcune fortezze per scopi storici e culturali (la memoria).
Fin qui i fatti. Quello che mi ha fatto pensare, al termine di tutto questo, è l'assoluta inutilità di alcune convenzioni umane. Pensiamo ai confini. Elementi che definiscono il limite territoriale di uno Stato. Linee che vanno difese sino alla morte contro l'oppressore/invasore per il bene della nazione in cui si vive. Ebbene, tutto questo, le linee tracciate sulle carte, le opere costruite sul confine, il sudore speso in milioni di ore di pattugliamento da parte di giovani, tutto questo, viene fatto sparire all'improvviso. Viene ritenuto inutile.
Il dubbio che mi assale, la domanda che mi viene spontaneo pormi, non è tanto legata al passato, ma al presente e al futuro: Ma sarà vero che è inutile?, oppure non è che siamo noi che vogliamo convincerci che la Patria, il senso del dovere verso i nostri concittadini, il nostro essere italiani, la nostra Nazione, sono tutte balle da sacrificare sull'altare del bene superiore rappresentato dall'unità europea e dalla convivenza con gli altri popoli che abitano l'Europa? Se così fosse, provo una gran pena per quei 650.000 giovani (età media di circa 25 anni) che si sono sacrificati sui campi di battaglia della Prima guerra mondiale per cercare di mettere insieme una nazione che si potesse chiamare tale.
- Localizzazione:Casa
Anno nuovo ... anno nuovo!
O almeno così dice il buon Paolo Bitta.
Comunque è iniziato l'anno nuovo, molto tranquillamente ma soprattutto beatamente. Mi ha fatto un pò di invidia il piccolo Daniele (figlio di Lucia ed Andrea) quando alle 23.20 del 31 si è attaccato al suo biberon per ingollare la giusta razione di latte per affrontare i rigori notturni. Cioè, l'invidia nasceva non tanto dal fatto che stava mangiando (lo stavamo facendo anche noi) ma dalla tranquillità della sua vita. Mangia, dorme, scagazza, mangia, dorme, scagazza, ecc. Non che andando avanti negli anni successivi cambi qualcosa! Sino ai 7-8 anni alla fin fine la vita è abbastanza tranquilla. Al massimo preoccupazioni da bambino.
Ieri, ascoltando le notizie del telegiornale, ho collegato due eventi: da una parte i ragazzi ubriachi che a Milano (mi pare!) hanno investito una persona e dall'altra le nuove regole per i neopatentati. Partiamo dal fatto che l'alcool è considerato una droga, cioè una sostanza stupefacente che varia il funzionamento dei neurotrasmettitori nel sistema nervoso in modo da alterare lo stato cosciente. Spesso le droghe, e quindi a tutti gli effetti l'alcool, inducono forme di dipendenza fisica o psicologica. Mettersi alla guida di un veicolo dopo aver assunto delle droghe (quindi alcool compreso), ma allo stesso modo effettuare qualsiasi altra attività che non sia il semplice starsene sdraiati o seduti, può determinare dei pericoli sia per se stessi che per gli altri. Le cronache sono piene di notizie relative a incidenti stradali provocati da persone ubriche o drogate, anche se a tutti gli effetti i due termini coincidono, visto quanto sopra. In particolare nelle ultime settimane, nella cronaca locale trentina e alto atesina sono emersi numerosi casi di investimento di giovani ragazzi ad opera di ubriachi. Il numero di patenti ritirate nel corso dell'anno a persone ubriache è molto elevato. E qui nasce il grosso problema. Un'elevata percentuale di incidenti per colpa di alterazioni alcoliche vedono coinvolti alcolisti cronici ma soprattutto recidivi! E' questo il fatto più angosciante! Persone che sono già state trovate ubriache al volante hanno ancora la possibilità di guidare.
L'articolo 186 del codice della strada è la norma che disciplina la "Guida sotto l'influenza dell'alcool". Inizia anche bene perchè riporta che è vietato guidare in stato di ebbrezza in conseguenza dell'uso di bevande alcoliche. Poi inizia ad elencare le sanzioni che chi guida in stato di ebbrezza: arresto fino ad un mese e ammenda da 258 a 1.032 euro con sospensione della patente da 15 giorni a 3 mesi, o da 1 a 6 mesi per i recidivi annuali; revoca per gli autisti di autobus o camion.
E qui iniziano i miei dubbi! Ma è possibile che si parli solo di sanzioni, di revoca, di sospensione e basta! Non leggo da nessuna parte "revoca defintiva" della patente. Eh si, perchè a tutti gli effetti dopo la revoca è comunque possibile riprendersi la patente, risostenendo l'esame, ecc. Questo dovrebbe essere il campo in cui interviene in maniera pesante lo Stato: se tu, cittadino, compi un'azione che può mettere a repentaglio la sicurezza tua e degli altri, devi essere messo nelle condizioni di non poter creare posiibli danni. A mio avviso, quindi, la vera misura risolutiva è la revoca definitiva della patente per chiunque trovato in stato di alterazione psci-fisica a seguito di assunzione di alcol o di droghe.
O almeno così dice il buon Paolo Bitta.
Comunque è iniziato l'anno nuovo, molto tranquillamente ma soprattutto beatamente. Mi ha fatto un pò di invidia il piccolo Daniele (figlio di Lucia ed Andrea) quando alle 23.20 del 31 si è attaccato al suo biberon per ingollare la giusta razione di latte per affrontare i rigori notturni. Cioè, l'invidia nasceva non tanto dal fatto che stava mangiando (lo stavamo facendo anche noi) ma dalla tranquillità della sua vita. Mangia, dorme, scagazza, mangia, dorme, scagazza, ecc. Non che andando avanti negli anni successivi cambi qualcosa! Sino ai 7-8 anni alla fin fine la vita è abbastanza tranquilla. Al massimo preoccupazioni da bambino.
Ieri, ascoltando le notizie del telegiornale, ho collegato due eventi: da una parte i ragazzi ubriachi che a Milano (mi pare!) hanno investito una persona e dall'altra le nuove regole per i neopatentati. Partiamo dal fatto che l'alcool è considerato una droga, cioè una sostanza stupefacente che varia il funzionamento dei neurotrasmettitori nel sistema nervoso in modo da alterare lo stato cosciente. Spesso le droghe, e quindi a tutti gli effetti l'alcool, inducono forme di dipendenza fisica o psicologica. Mettersi alla guida di un veicolo dopo aver assunto delle droghe (quindi alcool compreso), ma allo stesso modo effettuare qualsiasi altra attività che non sia il semplice starsene sdraiati o seduti, può determinare dei pericoli sia per se stessi che per gli altri. Le cronache sono piene di notizie relative a incidenti stradali provocati da persone ubriche o drogate, anche se a tutti gli effetti i due termini coincidono, visto quanto sopra. In particolare nelle ultime settimane, nella cronaca locale trentina e alto atesina sono emersi numerosi casi di investimento di giovani ragazzi ad opera di ubriachi. Il numero di patenti ritirate nel corso dell'anno a persone ubriache è molto elevato. E qui nasce il grosso problema. Un'elevata percentuale di incidenti per colpa di alterazioni alcoliche vedono coinvolti alcolisti cronici ma soprattutto recidivi! E' questo il fatto più angosciante! Persone che sono già state trovate ubriache al volante hanno ancora la possibilità di guidare.
L'articolo 186 del codice della strada è la norma che disciplina la "Guida sotto l'influenza dell'alcool". Inizia anche bene perchè riporta che è vietato guidare in stato di ebbrezza in conseguenza dell'uso di bevande alcoliche. Poi inizia ad elencare le sanzioni che chi guida in stato di ebbrezza: arresto fino ad un mese e ammenda da 258 a 1.032 euro con sospensione della patente da 15 giorni a 3 mesi, o da 1 a 6 mesi per i recidivi annuali; revoca per gli autisti di autobus o camion.
E qui iniziano i miei dubbi! Ma è possibile che si parli solo di sanzioni, di revoca, di sospensione e basta! Non leggo da nessuna parte "revoca defintiva" della patente. Eh si, perchè a tutti gli effetti dopo la revoca è comunque possibile riprendersi la patente, risostenendo l'esame, ecc. Questo dovrebbe essere il campo in cui interviene in maniera pesante lo Stato: se tu, cittadino, compi un'azione che può mettere a repentaglio la sicurezza tua e degli altri, devi essere messo nelle condizioni di non poter creare posiibli danni. A mio avviso, quindi, la vera misura risolutiva è la revoca definitiva della patente per chiunque trovato in stato di alterazione psci-fisica a seguito di assunzione di alcol o di droghe.
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... Eh si, oggi ne avrei un pò per tutti, ma vado con calma, lascio sedimentare le cose e poi eventualmente scriverò. Non che oggi sia successo qualcosa di particolare, ma così ... ogni tanto capita a tutti!
Intanto scrivo di una cosa che stomacerando da un pò di tempo. Leggendo le prime righe seguenti, qualcuno dirà "Oh no, ancora sto Welby!" (o come cavolo si chiama!). Ma il mio pensiero si è focalizzato su alcuni aspetti, che qualcuno ha già affrontato nei propri blog, ma su cui ci tengo a esprimere il mio pensiero.
Il tutto nasce dalla morte indotta di quella persona che era da anni tenuta in vita da una macchina. Si è scatenata una diatriba incredibile su questa cosa, mescolando posizioni politiche con principi religiosi, ma dimenticandosi, a mio avviso, di alcuni elementi essenziali: la dignità della persona, il principio di autodeterminazione e il diritto alla vita. Vediamo un pò cosa intendo.
La dignità della persona è un elemento che costituisce la base per una vita piena e soddisfacente. Infatti non credo che uno schiavo, un servo della gleba, una persona sottoposta a regime totalitario, ecc., possa vivere dignitosamente. Si, magari avrà la sua dignità, perchè anche in piena povertà ed indigenza l'essere umano sa mantenere una dignità, ma non sarà mai quella a cui ha diritto.
L'autodeterminazione è quella possibilità, assegnataci anche da Dio, di poter decidere cosa fare, che strada intraprendere, come vivere, ma anche come morire. Un martire della lotta partigiana nella seconda guerra mondiale o un irredentista della prima guerra mondiale non proclamava la propria autodeterminazione? E un prete che si fa uccidere per non rinnegare la propria religione non persegue la propria autodeterminazione? E una persona depressa che assume farmaci per suicidarsi non segue la propria volontà? Molto probabilmente avrete capito dove voglio andare a parare.
Infine il diritto alla vita. Come la dignità e l'autodeterminazione, sono i principi cardine di ogni democrazia, di ogni società in cui si persegue l'eguaglianza degli uomini e la salvaguardia dei diritti e dei doveri. Il diritto alla vita ricomprende anche il diritto alla morte: non esiste nessuna legge che vieta il suicidio.
In pratica, quello a cui voglio arrivare, è che come si tutela la vita di ogni essere vivente (oggi anche degli animali), così si deve dare la possibilità di morire a chi, non potendo togliersi la vita da solo, desidera farlo. Questo non vuole dire imporre l'eutanasia a chi, per motivi religiosi o altro, non la vuole, ma dare la possibilità a chi vuole seguire tale strada di praticarla. Il riconoscimento dell'eutanasia determina la non punibilità di chi aiuta la persona a morire.
La cosa che mi ha dato fastidio è la posizione assunta dalla chiesa. Da una parte il papa che condanna l'eutanasia negando il funerale religioso a Welby, dall'altra molti preti che insorgono e si dichiarano a favore del funerale religioso. E qui mi sorge il primo dubbio: ma il papa non è infallibile e ha sempre ragione su tutto? Come si permettono i preti di contraddire il loro capo? Se non va bene quello che dice il loro capo, dovrebbero andarsene, in quanto non riconoscono la loro autorità superiore. E poi il papa che dice che la vita deve essere rispettata sino al naturale tramonto: ma non erano le macchine a tenere in vita Welby? Quindi il suo naturale tramonto era già passato da un pò e quindi l'uomo ha osato sostituirsi a dio e mantenere in vita una persona già morta! Quando vedo queste contraddizioni interne sono sempre più contento di essermi allontanato dalla chiesa. Unica cosa che devo riconoscere, è che, almeno questa volta, sono intervenuti su argomenti di loro competenza mentre i politici stanno anteponendo la loro visione religiosa al perseguimento dell'interesse pubblico, perdendo di vista la loro funzione.
Intanto scrivo di una cosa che stomacerando da un pò di tempo. Leggendo le prime righe seguenti, qualcuno dirà "Oh no, ancora sto Welby!" (o come cavolo si chiama!). Ma il mio pensiero si è focalizzato su alcuni aspetti, che qualcuno ha già affrontato nei propri blog, ma su cui ci tengo a esprimere il mio pensiero.
Il tutto nasce dalla morte indotta di quella persona che era da anni tenuta in vita da una macchina. Si è scatenata una diatriba incredibile su questa cosa, mescolando posizioni politiche con principi religiosi, ma dimenticandosi, a mio avviso, di alcuni elementi essenziali: la dignità della persona, il principio di autodeterminazione e il diritto alla vita. Vediamo un pò cosa intendo.
La dignità della persona è un elemento che costituisce la base per una vita piena e soddisfacente. Infatti non credo che uno schiavo, un servo della gleba, una persona sottoposta a regime totalitario, ecc., possa vivere dignitosamente. Si, magari avrà la sua dignità, perchè anche in piena povertà ed indigenza l'essere umano sa mantenere una dignità, ma non sarà mai quella a cui ha diritto.
L'autodeterminazione è quella possibilità, assegnataci anche da Dio, di poter decidere cosa fare, che strada intraprendere, come vivere, ma anche come morire. Un martire della lotta partigiana nella seconda guerra mondiale o un irredentista della prima guerra mondiale non proclamava la propria autodeterminazione? E un prete che si fa uccidere per non rinnegare la propria religione non persegue la propria autodeterminazione? E una persona depressa che assume farmaci per suicidarsi non segue la propria volontà? Molto probabilmente avrete capito dove voglio andare a parare.
Infine il diritto alla vita. Come la dignità e l'autodeterminazione, sono i principi cardine di ogni democrazia, di ogni società in cui si persegue l'eguaglianza degli uomini e la salvaguardia dei diritti e dei doveri. Il diritto alla vita ricomprende anche il diritto alla morte: non esiste nessuna legge che vieta il suicidio.
In pratica, quello a cui voglio arrivare, è che come si tutela la vita di ogni essere vivente (oggi anche degli animali), così si deve dare la possibilità di morire a chi, non potendo togliersi la vita da solo, desidera farlo. Questo non vuole dire imporre l'eutanasia a chi, per motivi religiosi o altro, non la vuole, ma dare la possibilità a chi vuole seguire tale strada di praticarla. Il riconoscimento dell'eutanasia determina la non punibilità di chi aiuta la persona a morire.
La cosa che mi ha dato fastidio è la posizione assunta dalla chiesa. Da una parte il papa che condanna l'eutanasia negando il funerale religioso a Welby, dall'altra molti preti che insorgono e si dichiarano a favore del funerale religioso. E qui mi sorge il primo dubbio: ma il papa non è infallibile e ha sempre ragione su tutto? Come si permettono i preti di contraddire il loro capo? Se non va bene quello che dice il loro capo, dovrebbero andarsene, in quanto non riconoscono la loro autorità superiore. E poi il papa che dice che la vita deve essere rispettata sino al naturale tramonto: ma non erano le macchine a tenere in vita Welby? Quindi il suo naturale tramonto era già passato da un pò e quindi l'uomo ha osato sostituirsi a dio e mantenere in vita una persona già morta! Quando vedo queste contraddizioni interne sono sempre più contento di essermi allontanato dalla chiesa. Unica cosa che devo riconoscere, è che, almeno questa volta, sono intervenuti su argomenti di loro competenza mentre i politici stanno anteponendo la loro visione religiosa al perseguimento dell'interesse pubblico, perdendo di vista la loro funzione.
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Ieri con Sonia, sono andato a vedere il film "Eragon".
Spesso si pensa che da un buon libro non possa che venir fuori un bel film, ma ancora più spesso si pensa che un buon libro debba rimanere solo nella forma scritta, punto e basta. Anche perchè la trasformazione in film, rappresenta la visione del regista, alterando la percezione del singolo lettore e appiattendola e uniformandola con quella degli altri milioni di persone che vedono il film.
Il libro scritto dal giovane Cristopher Paolini fa parte di una discreta trilogia fantasy, premiata da un discreto successo di lettori, ma incardinata sulla scia di una mania del genere fantasy rinato negli ultimi anni, in particolare per il pubblico giovane.
Successo librario = pappabile successo cinematografico
Immediata dunque la reazione dei grandi produttori statunitensi che si sono accaparrati i diritti sulla realizzazione cinematografica. Arriva così nelle sale cinematografiche "Eragon", preceduto da una campagna pubblicitaria massiccia che lo propone come il nuovo film cult del fantasy, un nuovo "Signore degli anelli". E qui inizia il declino!
Il film non è una nuova ed interessante sperimentazione, sulle orme di grandi classici del genere, come "Il Signore degli anelli" piuttosto che "Le cronache di Narnia", ma è una specie di neomontaggio fatto con pezzetti di tutti i più grandi classici del genere con l'inserimento anche di opere di importanza minore, prima fra tutte "Dragonheart".
Per cercare di dare un pò di spessore al film, vengono agganciati attori di prestigio (tipo Jeremy Irons e John Malkovich) o bei faccini (il resto del cast è formato da parecchi volti noti). Il film rimane comunque pessimo, dall'inizio alla fine, scontato e incompleto, chiudendosi oltretutto con l'ovvia preparazione al secondo capitolo.
Viene un dubbio: non è che stiano già girando il terzo episodio senza nemmeno aver letto il libro?
Unica cosa carina: il drago. Soprattutto quando esce dell'uovo.
Spesso si pensa che da un buon libro non possa che venir fuori un bel film, ma ancora più spesso si pensa che un buon libro debba rimanere solo nella forma scritta, punto e basta. Anche perchè la trasformazione in film, rappresenta la visione del regista, alterando la percezione del singolo lettore e appiattendola e uniformandola con quella degli altri milioni di persone che vedono il film.
Il libro scritto dal giovane Cristopher Paolini fa parte di una discreta trilogia fantasy, premiata da un discreto successo di lettori, ma incardinata sulla scia di una mania del genere fantasy rinato negli ultimi anni, in particolare per il pubblico giovane.
Successo librario = pappabile successo cinematografico
Immediata dunque la reazione dei grandi produttori statunitensi che si sono accaparrati i diritti sulla realizzazione cinematografica. Arriva così nelle sale cinematografiche "Eragon", preceduto da una campagna pubblicitaria massiccia che lo propone come il nuovo film cult del fantasy, un nuovo "Signore degli anelli". E qui inizia il declino!
Il film non è una nuova ed interessante sperimentazione, sulle orme di grandi classici del genere, come "Il Signore degli anelli" piuttosto che "Le cronache di Narnia", ma è una specie di neomontaggio fatto con pezzetti di tutti i più grandi classici del genere con l'inserimento anche di opere di importanza minore, prima fra tutte "Dragonheart".
Per cercare di dare un pò di spessore al film, vengono agganciati attori di prestigio (tipo Jeremy Irons e John Malkovich) o bei faccini (il resto del cast è formato da parecchi volti noti). Il film rimane comunque pessimo, dall'inizio alla fine, scontato e incompleto, chiudendosi oltretutto con l'ovvia preparazione al secondo capitolo.
Viene un dubbio: non è che stiano già girando il terzo episodio senza nemmeno aver letto il libro?
Unica cosa carina: il drago. Soprattutto quando esce dell'uovo.
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Tratto da Zeus News (http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=s tampa&cod=5221)
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Il bullismo digitale e gli italiani
Il problema non è Internet ma l'educazione e il rapporto con i ragazzi.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 23-11-2006]
Prendi un ragazzo di 12-16 anni e fagli vedere almeno per tre ore al giorno: cartoni animati violenti giapponesi; film di guerra; Tg in cui si parla di soldati che torturano, seviziano e fotografano; trasmissioni pseudodivertenti di scherzi atroci e gaffes terribili (tanto è tutto uno scherzo); e poi liti in diretta a base di insulti e calci di cantanti, attori e perfino politici e parlamentari.
Non discutere mai con questo ragazzo di ciò che è bene o male, secondo la tua religione o la tua etica laica, non discutere mai di queste trasmissioni e dei loro limiti e dei loro disvalori, lascia pure che si faccia l'idea che l'importante sia andare in Tv, avere successo, farsi dei soldi così.
Preoccupati solo che mangi e vada vestito bene, e dagli un telefonino con fotocamera e video. Non puoi fare diversamente perché devi lavorare, arrivi a casa stanco; non puoi perdere tempo perché se no sei fuori, espulso, marginalizzato, vai fuori mercato o ti licenziano.
Poi non stupirti se tuo figlio picchia un ragazzo minorato e mette il video on line, se gira dei film porno con le sue amichette o amichetti; e soprattutto, non dare la colpa a Internet, perché in questo caso Internet non c'entra niente.
Pier Luigi Tolardo - Quelli di Zeus
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Il bullismo digitale e gli italiani
Il problema non è Internet ma l'educazione e il rapporto con i ragazzi.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 23-11-2006]
Prendi un ragazzo di 12-16 anni e fagli vedere almeno per tre ore al giorno: cartoni animati violenti giapponesi; film di guerra; Tg in cui si parla di soldati che torturano, seviziano e fotografano; trasmissioni pseudodivertenti di scherzi atroci e gaffes terribili (tanto è tutto uno scherzo); e poi liti in diretta a base di insulti e calci di cantanti, attori e perfino politici e parlamentari.
Non discutere mai con questo ragazzo di ciò che è bene o male, secondo la tua religione o la tua etica laica, non discutere mai di queste trasmissioni e dei loro limiti e dei loro disvalori, lascia pure che si faccia l'idea che l'importante sia andare in Tv, avere successo, farsi dei soldi così.
Preoccupati solo che mangi e vada vestito bene, e dagli un telefonino con fotocamera e video. Non puoi fare diversamente perché devi lavorare, arrivi a casa stanco; non puoi perdere tempo perché se no sei fuori, espulso, marginalizzato, vai fuori mercato o ti licenziano.
Poi non stupirti se tuo figlio picchia un ragazzo minorato e mette il video on line, se gira dei film porno con le sue amichette o amichetti; e soprattutto, non dare la colpa a Internet, perché in questo caso Internet non c'entra niente.
Pier Luigi Tolardo - Quelli di Zeus
Tratto da L'Adige del 21 novembre 2006
di Luigi Sardi
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Quando l'Impero si spense
Novant'anni fa la morte di Francresco Giuseppe
E Vienna in guerra si avviava al lungo tramonto
Logoro
Il sovrano austroungarico era ormai troppo vecchio e incapace di comprendere i mutamenti e le emergenze di un'epoca in fibrillazione
L'Italia era in guerra dal 24 maggio del 1915. Il resto dell'Europa, dall'agosto del 1914. Il 7 novembre del 1916 Woodrow Wilson venne rieletto presidente degli Stati Uniti, ma la notizia non
arrivò nelle trincee dove gli uomini morivano nel fango e nell'orrore. Undici giorni dopo, Wilson
si rivolse a tutti i governi invitandoli a cercare un modo per raggiungere la pace.
A Vienna, nel silenzio e nel gelo di Schoenbrunn, Francesco Giuseppe non arrivò a leggere quella nota. Le foglie marcivano nel parco, una pioggia gelida e sottile rigava i vetri delle finestre e lui, l'Imperatore, era seduto, come sempre allo scrittoio. Ma era stanco, malato, tormentato dalla tosse e dalla febbre. Era il 21 novembre, erano le tre del mattino.
L'Imperatore si era alzato prima del solito dal suo ruvido letto da campo, perché doveva compensare la diminuita efficienza nel lavoro, dedicandovi più tempo. Poco dopo gli avevano portato l'eucarestia. La febbre era salita a 38,1, a mezzogiorno bevve qualche cucchiaio di brodo e subito dopo si accasciò sulla scrivania. Si riprese, tornò al lavoro. Alle 7 di sera lo misero a letto. Si addormentò, si svegliò, ingoiò qualche goccia di tè, il cameriere gli chiese se stava comodo e rispose: «Si, va bene». Poi si spense nel nulla, come si spegne una candela. Erano le 21.05 del 21 novembre 1916. Francesco Giuseppe regnava all'ombra dell'aquila bicipite dal 2 dicembre del 1848. Aveva governato in un arco di tempo che va dalle giornate che siglarono la restaurazione contro la grande rivoluzione del Quarantotto, fino ai travolgenti fermenti del primo Novecento e alla guerra che sconvolse il mondo.
Diventava Imperatore Carlo I d'Austria; Carlo IV come Re Apostolico d'Ungheria. L'anno dopo, a Vienna, nel giorno di giovedi 31 maggio, l'Imperatore Carlo apriva ufficialmente il Parlamento che era stato sospeso da Francesco Giuseppe alla vigilia dello scoppio della guerra. Dalla cronaca de Il Risveglio Austriaco, l'unico quotidiano che in quell'epoca di guerra si stampava nella Imperiale e Regia fortezza di Trento: «I deputati, radunati nella sala del trono della Hofburg, ascoltarono con un raccoglimento degno dell'occasione e dell'ora, il discorso inaugurale dell'lmperatore. Gli hoch, gli evviva, gli zivio, gli nazdar non vogliono finire». Sono le molte voci parlate nell'Impero che sta per sgretolarsi sotto la spinta di nuove identità nazionali, ma che adesso acclamano con calore Carlo quando dichiara «è mia ferma volontà essere un regnante costituzionale».
Si apre il Parlamento, molti deputati vestono l'uniforme militare e corone di fiori sono deposte sugli scranni di quelli caduti sul campo. Da tempo, tutti avevano capito che l'irredentismo italiano stava diventando fatale all'lmpero perché si stava collegando politicamente e militarmente a quello delle altre nazioni. Anche il vecchio Imperatore lo aveva capito. Ma la fedeltà alla tradizione e al passato non avevano scosso il Signore assoluto, il detentore del potere legislativo esecutivo e giudiziario. L'esercito, il maestoso esercito d'Austria e Ungheria, aveva giurato fedeltà alla sua persona, non alla carta di una costituzione. Lui era il primo servitore dello stato. Da tempo, l'uniforme nascondeva a malapena il decadimento di quel vecchio corpo. Anche l'Impero austroungarico era diventato troppo vecchio mostrando la vastità delle contraddizioni. Dietro l'augusta facciata di civiltà cristiana, stridevano nei vari paesi dominati, le forche e i ceppi delle galere mentre nel resto dell'Europa si collaudavano quelle armi che avrebbero distrutto il trono degli Asburgo. Francesco Giuseppe forse era diventato troppo vecchio per capire i mutamenti del nuovo secolo.
Quella guerra gli aveva reso ancora più amari gli ultimi mesi del lungo e pesante regnare di monarca assoluto che aveva sempre desiderato chiudere i suoi giorni in pace. Certo, lui aveva firmato la dichiarazione di guerra alla Serbia scismatica, ma l'aveva fatto controvoglia spinto dai militari dopo l'assassino dell'arciduca Ferdinando e di sua moglie. Del resto, tutti i conflitti che l'Impero aveva dovuto sostenere, lui sul trono, si erano risolti in altrettanti disastri militari. L'Austria aveva perso la Lombardia, poi il Veneto e nel 1916 i suoi fedeli, eroici soldati morivano sui Monti Carpazi, nelle pianore della Galizia sulle tormentate doline del Carso.
Francesco Giuseppe non si era fatto illusioni. Quando l'aiutante di campo gli comunicò che l'Inghilterra aveva dichiarato guerra alla Germania esclamò: «La partita è perduta. Noi non siamo nemici degli inglesi». E poi la storia gli aveva insegnato che gli inglesi combattono sempre fino alla vittoria. Non aveva neanche voluto il conflitto con l'Italia anche se non si era fatto illusioni: prima o poi Roma avrebbe rotto la decennale alleanza con Vienna e Berlino e sarebbe passata con la Francia, la Serbia, la Russia e l'Inghilterra. Non voleva cedere né il Trentino né Trieste, ma aveva seguito con attenzione la missione di Alcide Degasperi che a Roma era stato benevolmente ricevuto da Benedetto XV, poi da Sonnino, forse anche da Vittorio Emanuele III.
Degasperi invocava la neutralità italiana, anche per salvare il Trentino dalla devastazione delle guerra. Ma lui, il vecchio Imperatore, s'infuriava quando sentiva il nome di Vittorio Emanuele che chiamava ladro di territori e non voleva fare concessioni di sorta. Cosi anche l'Italia aveva preso le armi. La guerra era un'altra sofferenza per un monarca che aveva avuto un destino amaro. Suo fratello Massimiliano era stato fucilato nel Messico per ordine dell'indio Benito Juares. Un uomo che aveva entusiasmato i socialisti italiani che, con il nome di Benito, avevano battezzato i loro figli. E c'era stata la cupa tragedia nel casino di caccia di Mayerling dove Rodolfo dopo aver ucciso la giovanissima amante, si era tolto la vita. E poi c'era stata, il 10 settembre 1898, la tragedia di Ginevra: un anarchico italiano aveva assassinato con una lima Elisabetta, la Kaiserin Elisabetha, la bellissima e inquieta Sissi. "Nulla dunque mi viene risparmiato a questo mondo" mormorò Francesco Giuseppe quando gli annunciarono la morte della moglie.
Il 30 novembre del 1916 le campane di tutte le chiese dell'Impero suonarono a morto per l'ultimo saluto al Kaiser Franz Joseph. Sul fronte italiano tuonava il cannone.
di Luigi Sardi
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Quando l'Impero si spense
Novant'anni fa la morte di Francresco Giuseppe
E Vienna in guerra si avviava al lungo tramonto
Logoro
Il sovrano austroungarico era ormai troppo vecchio e incapace di comprendere i mutamenti e le emergenze di un'epoca in fibrillazione
L'Italia era in guerra dal 24 maggio del 1915. Il resto dell'Europa, dall'agosto del 1914. Il 7 novembre del 1916 Woodrow Wilson venne rieletto presidente degli Stati Uniti, ma la notizia non
arrivò nelle trincee dove gli uomini morivano nel fango e nell'orrore. Undici giorni dopo, Wilson
si rivolse a tutti i governi invitandoli a cercare un modo per raggiungere la pace.
A Vienna, nel silenzio e nel gelo di Schoenbrunn, Francesco Giuseppe non arrivò a leggere quella nota. Le foglie marcivano nel parco, una pioggia gelida e sottile rigava i vetri delle finestre e lui, l'Imperatore, era seduto, come sempre allo scrittoio. Ma era stanco, malato, tormentato dalla tosse e dalla febbre. Era il 21 novembre, erano le tre del mattino.
L'Imperatore si era alzato prima del solito dal suo ruvido letto da campo, perché doveva compensare la diminuita efficienza nel lavoro, dedicandovi più tempo. Poco dopo gli avevano portato l'eucarestia. La febbre era salita a 38,1, a mezzogiorno bevve qualche cucchiaio di brodo e subito dopo si accasciò sulla scrivania. Si riprese, tornò al lavoro. Alle 7 di sera lo misero a letto. Si addormentò, si svegliò, ingoiò qualche goccia di tè, il cameriere gli chiese se stava comodo e rispose: «Si, va bene». Poi si spense nel nulla, come si spegne una candela. Erano le 21.05 del 21 novembre 1916. Francesco Giuseppe regnava all'ombra dell'aquila bicipite dal 2 dicembre del 1848. Aveva governato in un arco di tempo che va dalle giornate che siglarono la restaurazione contro la grande rivoluzione del Quarantotto, fino ai travolgenti fermenti del primo Novecento e alla guerra che sconvolse il mondo.
Diventava Imperatore Carlo I d'Austria; Carlo IV come Re Apostolico d'Ungheria. L'anno dopo, a Vienna, nel giorno di giovedi 31 maggio, l'Imperatore Carlo apriva ufficialmente il Parlamento che era stato sospeso da Francesco Giuseppe alla vigilia dello scoppio della guerra. Dalla cronaca de Il Risveglio Austriaco, l'unico quotidiano che in quell'epoca di guerra si stampava nella Imperiale e Regia fortezza di Trento: «I deputati, radunati nella sala del trono della Hofburg, ascoltarono con un raccoglimento degno dell'occasione e dell'ora, il discorso inaugurale dell'lmperatore. Gli hoch, gli evviva, gli zivio, gli nazdar non vogliono finire». Sono le molte voci parlate nell'Impero che sta per sgretolarsi sotto la spinta di nuove identità nazionali, ma che adesso acclamano con calore Carlo quando dichiara «è mia ferma volontà essere un regnante costituzionale».
Si apre il Parlamento, molti deputati vestono l'uniforme militare e corone di fiori sono deposte sugli scranni di quelli caduti sul campo. Da tempo, tutti avevano capito che l'irredentismo italiano stava diventando fatale all'lmpero perché si stava collegando politicamente e militarmente a quello delle altre nazioni. Anche il vecchio Imperatore lo aveva capito. Ma la fedeltà alla tradizione e al passato non avevano scosso il Signore assoluto, il detentore del potere legislativo esecutivo e giudiziario. L'esercito, il maestoso esercito d'Austria e Ungheria, aveva giurato fedeltà alla sua persona, non alla carta di una costituzione. Lui era il primo servitore dello stato. Da tempo, l'uniforme nascondeva a malapena il decadimento di quel vecchio corpo. Anche l'Impero austroungarico era diventato troppo vecchio mostrando la vastità delle contraddizioni. Dietro l'augusta facciata di civiltà cristiana, stridevano nei vari paesi dominati, le forche e i ceppi delle galere mentre nel resto dell'Europa si collaudavano quelle armi che avrebbero distrutto il trono degli Asburgo. Francesco Giuseppe forse era diventato troppo vecchio per capire i mutamenti del nuovo secolo.
Quella guerra gli aveva reso ancora più amari gli ultimi mesi del lungo e pesante regnare di monarca assoluto che aveva sempre desiderato chiudere i suoi giorni in pace. Certo, lui aveva firmato la dichiarazione di guerra alla Serbia scismatica, ma l'aveva fatto controvoglia spinto dai militari dopo l'assassino dell'arciduca Ferdinando e di sua moglie. Del resto, tutti i conflitti che l'Impero aveva dovuto sostenere, lui sul trono, si erano risolti in altrettanti disastri militari. L'Austria aveva perso la Lombardia, poi il Veneto e nel 1916 i suoi fedeli, eroici soldati morivano sui Monti Carpazi, nelle pianore della Galizia sulle tormentate doline del Carso.
Francesco Giuseppe non si era fatto illusioni. Quando l'aiutante di campo gli comunicò che l'Inghilterra aveva dichiarato guerra alla Germania esclamò: «La partita è perduta. Noi non siamo nemici degli inglesi». E poi la storia gli aveva insegnato che gli inglesi combattono sempre fino alla vittoria. Non aveva neanche voluto il conflitto con l'Italia anche se non si era fatto illusioni: prima o poi Roma avrebbe rotto la decennale alleanza con Vienna e Berlino e sarebbe passata con la Francia, la Serbia, la Russia e l'Inghilterra. Non voleva cedere né il Trentino né Trieste, ma aveva seguito con attenzione la missione di Alcide Degasperi che a Roma era stato benevolmente ricevuto da Benedetto XV, poi da Sonnino, forse anche da Vittorio Emanuele III.
Degasperi invocava la neutralità italiana, anche per salvare il Trentino dalla devastazione delle guerra. Ma lui, il vecchio Imperatore, s'infuriava quando sentiva il nome di Vittorio Emanuele che chiamava ladro di territori e non voleva fare concessioni di sorta. Cosi anche l'Italia aveva preso le armi. La guerra era un'altra sofferenza per un monarca che aveva avuto un destino amaro. Suo fratello Massimiliano era stato fucilato nel Messico per ordine dell'indio Benito Juares. Un uomo che aveva entusiasmato i socialisti italiani che, con il nome di Benito, avevano battezzato i loro figli. E c'era stata la cupa tragedia nel casino di caccia di Mayerling dove Rodolfo dopo aver ucciso la giovanissima amante, si era tolto la vita. E poi c'era stata, il 10 settembre 1898, la tragedia di Ginevra: un anarchico italiano aveva assassinato con una lima Elisabetta, la Kaiserin Elisabetha, la bellissima e inquieta Sissi. "Nulla dunque mi viene risparmiato a questo mondo" mormorò Francesco Giuseppe quando gli annunciarono la morte della moglie.
Il 30 novembre del 1916 le campane di tutte le chiese dell'Impero suonarono a morto per l'ultimo saluto al Kaiser Franz Joseph. Sul fronte italiano tuonava il cannone.
E' vero sono tornato ai soliti tempi! Dopo l'aventura giapponese, rientrato nella tranquillità della quotidianità, ho ripreso la brutta abitudine di scrivere poco. Per farmi perdonare, e come anticipo per tutte quelle che pubblicherò, di seguito trovate un breve sunto fotografico del mio vaggio in Giappone.
( Breve sunto fotografco del Giappone (!!!675 kb immagine larga!!!) )
( Breve sunto fotografco del Giappone (!!!675 kb immagine larga!!!) )
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... all'aereoporto di Amsterdam, con ben 4 ore di attesa per il volo di rientro in Italia, per occupare un po' di tempo mi dedico ad un giretto per la rete e conseguentemente ad un breve aggiornamento del LJ.
Stamattina (notte inoltrata in Italia) sono partito da Tokyo per (ahime'!) rientrare in Italia. LA due giorni a Tokyo e' stata molto intensa. In prtica abbiamo girato come i pazzi, per cercare di vedere il maggior numero di quartieri possibili della grandissima (che dico, vastissima) citta' / metropoli. Infatti Tokyo e' a tutti gli effetti una citta' infinita. Si inizia a vedere circa 100 km prima di arrivarci. Quando siamo andati a vedere il Mori Art Museum abbiamo potuto vedere la vista della porzione di citta' che lo circonda, dal 53 piano e vi assicuro che e' infinita.
La rete della metropolitana e' costituita da 8 linee gestite da una societa' e 4 da un'altra, a cui si devono aggiungere tutti i treni, di varie societa' che si muovono tra i vari quartieri. Il traffico non e' caotico: cioe' non assomiglia assolutamente a quello di altre metropoli (tipo New York), sembra piu' tranquillo, anche negli orari di punta.
Abbiamo girato cercando di vedere il piu' possibile: mia sorella ci tornera' sicuramente mentre a me interessava farmi un'idea di massima di com'e' la citta'. E' stato come andare a fare una piccola perlustrazione per capire cosa fare la prossima volta. A questo punto ci dovra' essere per forza una prossima volta.
Per chi erain trepidante attesa, devo dare una bruttissima notizia: le gothic lolita non ci sono nemmeno a Tokyo. A dire il vero ci sono, ma non le ho viste, perche' escono solo il sabato e la domenica.
Vabbeh, saluto tutti e mi butto a guardare la posta elettronica, perche' il tempo scorre velocemente e mancano solo 13 minuti alla scadenza del timer per il PC.
Nelle prossime puntate le fotografie!!!!
Stamattina (notte inoltrata in Italia) sono partito da Tokyo per (ahime'!) rientrare in Italia. LA due giorni a Tokyo e' stata molto intensa. In prtica abbiamo girato come i pazzi, per cercare di vedere il maggior numero di quartieri possibili della grandissima (che dico, vastissima) citta' / metropoli. Infatti Tokyo e' a tutti gli effetti una citta' infinita. Si inizia a vedere circa 100 km prima di arrivarci. Quando siamo andati a vedere il Mori Art Museum abbiamo potuto vedere la vista della porzione di citta' che lo circonda, dal 53 piano e vi assicuro che e' infinita.
La rete della metropolitana e' costituita da 8 linee gestite da una societa' e 4 da un'altra, a cui si devono aggiungere tutti i treni, di varie societa' che si muovono tra i vari quartieri. Il traffico non e' caotico: cioe' non assomiglia assolutamente a quello di altre metropoli (tipo New York), sembra piu' tranquillo, anche negli orari di punta.
Abbiamo girato cercando di vedere il piu' possibile: mia sorella ci tornera' sicuramente mentre a me interessava farmi un'idea di massima di com'e' la citta'. E' stato come andare a fare una piccola perlustrazione per capire cosa fare la prossima volta. A questo punto ci dovra' essere per forza una prossima volta.
Per chi erain trepidante attesa, devo dare una bruttissima notizia: le gothic lolita non ci sono nemmeno a Tokyo. A dire il vero ci sono, ma non le ho viste, perche' escono solo il sabato e la domenica.
Vabbeh, saluto tutti e mi butto a guardare la posta elettronica, perche' il tempo scorre velocemente e mancano solo 13 minuti alla scadenza del timer per il PC.
Nelle prossime puntate le fotografie!!!!
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cotto - Musica:[messaggi aeroportuali]
